Italianissimo malgrado il nome, diplomato nel 2001 all’Accademia di Belle Arti di Foggia, ha all'attivo numerose mostre in Italia e all’estero e alcuni importanti riconoscimenti Tra le mostre, "Memorie e Microcosmi" per il "Progetto Accade" a Giudecca 795, di cui è artista permanente. In concorso a Circuito Off 2009, Venezia.
Con Imhoff la memoria sprofonda nei recessi dell’inconscio. Coglie a piene mani dagli archetipi e come un demiurgo crea microcosmi carichi di simboli ambigui e mutevoli.
Un esempio dei suoi lavori è “Percorso#0007-0308”, una tecnica raffinatissima, padroneggiata senza ostentazione, una felice fusione di esperienza pittorica e animazione digitale. Ogni opera nasce da un gesto manuale: circa 300 disegni vergati a mano su carta, introiettati dall’hardware e digeriti dal software, riemergono sullo schermo mutati in un flusso vitale.
Le immagini in movimento, frammenti di memorie collettive, mantengono la forza del graffito rupestre, sfuggendo ad ogni tentazione di mimesis. Ogni percorso è una proiezione in un mondo dominato da forze oscure che suscitano ineluttabili ma lievissimi eventi concatenati, perfettamente in sincrono con una musica cristallina, come una sinfonia di grotte sotterranee che stillano gocce d’acqua o liquidi extraterrestri. In questo microcosmo che si snoda orizzontale e paratattico, in cui gli elementi si concatenano in modo lineare e quasi naturalmente consequenziale, tutto si tiene unito secondo le leggi delle costellazioni. Attrazione e repulsione, sprofondamento e riemersione, come il respiro di un’umanità e di una natura riportate al loro archetipo.
Scorrendo di fronte all’osservatore, il video riesce a suscitare lo stupore di una moderna lanterna magica, che giunta alla fine del racconto stilizzato, ritorna al suo principio. Il tempo si chiude quindi attorno al microcosmo, che altrove continua la sua vita, sempre ambiguamente uguale a se stessa.
Attualmente nessuna opera di Igor Imhoff in archivio.